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Il Giudice, a cui sono affidate le sorti giudiziarie del Capo del Governo, pubblicamente firma un documento in cui si sostiene con veemenza che le leggi promosse da quel Capo di Governo (la legge di depenalizzazione per falso il bilancio, la legge cosiddetta ex Cirielli e la cosiddetta legge Pecorella) sono «causa di impunità per i potenti e sono state adottate frasi esclusivamente al fine di perseguire gli interessi personali di pochi, ignorando quelli della collettività e quindi con ogni evidenza riferibili al presidente Berlusconi, devono trovare abrogazione immediata». Il Capo del Governo, che è imputato, in questa sua specifica veste (di imputato, appunto), ricusa nella sede opportuna il Giudice. L’Associazione Nazionale Magistrati insorge: «Chi governa il paese non può denigrare e delegittimare i giudici e l'istituzione giudiziaria quando è in discussione la sua posizione personale. Questi comportamenti rischiano infatti di minare alla radice la credibilità delle istituzioni e di compromettere il delicato equilibrio tra funzioni e poteri dello Stato democratico di diritto». La domanda, come diceva qualcuno tempo fa, sorge spontanea: è processualmente ammissibile ricusare il Giudice da parte dell’imputato, se questi è Capo del Governo (o Presidente del Consiglio dei Ministri, che dir si voglia)? Se la risposta è negativa (per motivi istituzionali, per motivi di opportunità o perché, addirittura, si rischia di minare alla radice la credibilità delle istituzioni), la conseguenza, in un paese democratico, può essere solo una: il Capo del Governo non può essere sottoposto a procedimenti penali poiché, nella sua funzione, gli è impedito di difendersi (anche a mezzo di ricusazione del giudice) nel processo! Anche processare il Capo del Governo a queste condizioni rischia di minare alla radice la credibilità delle istituzioni!
Udite udite!!
Lo scorso 30 maggio 2008 il Consiglio Nazionale Forense, dopo aver (unitamente ai suoi omologhi Spagnoli e Francesi) ottenuto dalla Commissione Europea l’approvazione del progetto “Penalnet”, progetto manifestamente “teso alla costituzione di un Elenco europeo degli avvocati penalisti, ai quali sarà rilasciata una smart card di identificazione e di accredito a livello europeo”, ha pensato bene di invitare formalmente (con circolare n° 22-C-2008) tutti i Consigli dell’Ordine distrettuali ad inviare “con urgenza” un elenco di nominativi di 12 (dodici) avvocati penalisti per ciascun distretto di Corte di Appello “che volessero esservi inclusi, raccolti nell’ambito dei Vostri rispettivi fori”. Ovviamente, la notizia è passata del tutto inosservata (perché non pubblicizzata, sic!). Ed infatti sono aperte le scommesse per individuare quali saranno i fortunati (e certamente non sponsorizzati) 12 apostoli europei prescelti da ogni singolo Consiglio dell’Ordine. Ma, al di là dell’ironia, ci aspettiamo una ferma alzata di scudi da parte dell’Associazionismo Forense tutto! E’ necessario agire subito ed incisivamente già a livello locale. Perché no?! Anche sulla scia del Presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane, Oreste Dominioni, il quale (pur se forse mosso da risentimento corporativo per non essere proprio stato interpellato a livello istituzionale) ha avvertito l’urgenza di rimarcare al CNF di non comprendere << come, vista l’attuale impossibilità, ritenuta dal C.N.F., di dare adeguata pubblicità informativa a specializzazioni di carattere professionale acquisite dagli avvocati italiani, sia invece possibile che il C.N.F. medesimo progetti e collabori fattivamente alla realizzazione di un elenco che proprio detta specializzazione è destinato a divulgare e ad “ufficializzare”. Né del resto mi pare che sia possibile oggi, come del resto dal C.N.F. a più riprese ribadito, nell’assenza di una disciplina di legge o di regolamento, identificare gli avvocati “specialisti” in materia penale, tali divenuti per competenze acquisite nell’esercizio della professione. Nessuna disposizione, neppure di natura deontologica, detta infatti criteri sulla cui base consentire ai Consigli dell’Ordine Distrettuali, cui è diretta
Qualche problema di comprensione, da parte de Il Mattino, dei comunicati stampa della Camera Penale.
Certamente in buona fede, il quotidiano cittadino incorre ben due volte nello stesso errore omettendo di riportare l’ultima (e fondamentale) parte del comunicato stampa della Camera Penale di Napoli (sulla c.d. Superprocura/emergenza rifuiti) che viene, così, totalmente stravolto nei contenuti e nelle conclusioni riassunte.
Il 3 giugno
Tutti i quotidiani riportano fedelmente il comunicato stampa ... tranne Il Mattino che il 5 giugno 2008, nel corpo di un articolo a pag. 32, riporta :
Omonimia Giudiziaria - 25 anni passati invano. Il 17 giugno 1983 il maxi blitz contro la camorra napoletana portò in carcere circa 800 persone. Di queste, 200 furono poi prosciolte (fra di loro Enzo Tortora). Ma fra i 200 “errori giudiziari” (vogliamo definirli fisiologici?) si annoverarono ben novanta (90) casi di pura omonimia! Il 28 maggio 2008 un altro blitz che fa scalpore, quello contro il Commissariato sui Rifiuti in Campania. Stavolta i numeri sono diversi, a due cifre: su 25 ordinanze di custodia cautelare un caso di omonimia. Non ho dimestichezza con la matematica, ma anche se stavolta i numeri sono solo a due cifre, mi pare che la percentuale di errore giudiziario sia maggiore. Il dramma è dietro la porta, anzi, sull’uscio di casa!
Ecco due resoconti giornalistici di due diverse epoche, ma di identico contenuto, purtroppo … come se nulla fosse cambiato!
Il 29 maggio 2008 Antonio Manzo scrive su Il Mattino (pag. 2) di questa paradossale e dolorosa vicenda: “«Ma io a malapena riesco a fare la raccolta differenziata, quale Fisìa, Fibe, Cdr...Io ingegnere dei rifiuti? Ma sono un povero pensionato, un’ex guardia carceraria, ho pagato già i miei conti con la giustizia, quali rifiuti ora volete da me?». Ernesto Picarone, cinquantasei anni, ebolitano, alle due della notte tra lunedì e martedì, tenta disperatamente di spiegare ai carabinieri del Noe che lui, in questo blitz dei rifiuti di Napoli con venticinque arrestati, non c’entra proprio nulla. E che l’arresto è un clamoroso errore di persona, che quel «Picarone» inserito nell’Operazione Rompiballe
L’Avv. Arturo Frojo, nella sua qualità di Presidente del Rotary Club Napoli Nord, ha organizzato un convegno, “Il condizionamento camorristico dell’impresa nel mezzogiorno”, che si terrà lunedì 26 maggio 2008 alle ore 19 presso l’Hotel Excelsior in Napoli. Numerosi e di prestigio gli interventi previsti:
Non pare che il titolo corrisponda al contenuto dell'intervista, ma lancia un forte segnale ... segnale che, se non rispecchiante il sentire dell'intervistato, meriterebbe precisazioni da parte di chi è stato "male interpretato": da Il Mattino del 19 marzo 2008 <<Stravino: linea inopportuna dopo le intimidazioni in aula Le riserve dell’ex presidente della camera penale «Il documento dei miei colleghi desta interrogativi» Si concede una lunga pausa, prima di iniziare a parlare per dire tutto quello che pensa. Ettore Stravino, penalista, ex presidente della camera penale di Napoli, ha le idee molto chiare su tutto quello che è accaduto giovedì mattina in un’aula di giustizia, quando un suo collega ha letto quelle sessanta pagine che sono ormai diventate l’oggetto di uno scontro che va ben oltre la mera istanza di remissione per legittima suspicione. «Prima di commentare il documento varato ieri dalla camera penale di Napoli - afferma - voglio dire che i fatti che si sono svolti nell’aula bunker mi hanno profondamente turbato». Perché? «A mia memoria non era mai accaduto prima che in un’aula di giustizia si pronunciassero invettive del calibro di quelle che ho letto dalle cronache sui giornali. Io in quell’aula ero non c’ero, ma mi pare di aver capito bene quello che è successo...». Ce lo dica, avvocato. «È molto semplice: un avvocato difensore è diventato veicolo di messaggi trasversali inviati ai giudici dai propri clienti». Ieri, intanto, la camera penale ha stilato un documento nel quale si rilancia la questione della gestione dei pentiti: c’è nè anche per la Procura, che non avrebbe vigilato a sufficienza per evitare che alcuni collaboratori parlassero tra loro al telefono. «Effettivamente un documento in tema di pentitismo stilato all’indomani dei fatti che abbiamo ricordato poco fa potrebbe suscitare qualche interrogativo. Ma, al di là di queste ragioni di opportunità “temporale” è chiaro che nel documento non si possono cercare ragioni di adesione nei confronti di una condotta processuale inqualificabile: una condotta che merita non solo dissenso netto, ma forse anche una severissima censura. E d’altronde resto convinto del fatto che l’avvocatura napoletana sia estranea a quello che è successo, come dimostra l’atteggiamento tenuto dagli altri difensori presenti in aula: tutti hanno subito preso pubblicamente le distanze dal difensore di quei due imputati. E forse lo hanno fatto anche sfidando il dissenso dei propri clienti». Condivide l’allarme lanciato dalla camera penale ieri a proposito dei collaboratori di giustizia? «Non ho letto ancora il documento. Ma credo che la giunta abbia voluto ribadire un principio molto importante per il diritto di difesa. Conoscendo bene il presidente Cerabona e i colleghi che fanno parte della giunta escludo che possano esistere legami o connessioni tra la stesura del documento stesso e il deprecabile episodio di giovedì». giu.cri.>>
Vale più un "cugino di campagna" che mille astensioni per far notizia! Altra notizia ANSA (anche se, stavolta è un praticante avvocato, e non un magistrato, a generarne il lancio): "ROMA - Non poteva passare inosservato con quel cespuglio di capelli ricci - le basette, quasi dei 'favoriti' che gli incorniciano il volto, gli stivali modello 'camperos' su un completo marrone di velluto - tra i compassati e agitati avvocati in grisaglia e toga. Eppure quando si è infilato nell'aula gup al primo piano di piazzale Clodio e ha recuperato dalla borsa le carte di un processo, il pm e lo stesso gup hanno pensato che fosse l'ennesimo imputato eccellente che sfilava in un'aula di giustizia a Roma. E invece Silvano Michetti, 59 insospettabili anni, fondatore e batterista dei 'Cugini di Campagna', era in tribunale per il suo 'secondo lavoro', quello di avvocato, anzi di praticante. "Ma chi è quello lì? Aspetta ma non è quello di 'Anima mia'. Si è lui ma che ci fa in tribunale? Fa l'avvocato? Ma dai? Davvero? Certo che è lui, guarda gli stivali...Ma il biondo dove è?". Increduli gli altri colleghi avvocati, di Silvano, che insieme con Ivano (il fratello), Nick (il biondo) e Luca compongono la storica band degli anni '70, i cui fasti sono stati rinverditi da Claudio Baglioni e Fabio Fazio. L'avvocato Michetti, intanto, in udienza ha difeso con successo il suo assistito in un processo di riciclaggio di un'auto rubata in Spagna. "Sono solo un praticante - dice ai cronisti sorridendo - mi sono laureato lo scorso anno alla Sapienza con una tesi sul diritto d'autore e sul plagio musicale. E' bene che nel nostro gruppo ci sia qualcuno che si intende di queste cose". Poi Silvano presenta il suo 'dominus', l'avvocato presso il cui studio fa pratica, che si chiama Domenico Cautela. Si sorride, sorridono tutti, sentendo quel cognome pensando al nome del gip dell'udienza presso cui 'il cugino' ha tenuto la causa, Enrico Imprudente, e qualcuno dal gruppetto di curiosi che si è formato, alludendo al nome del pm (Settembrino Nebbioso) dice: "Ma siamo su 'Scherzi a parte?'". No non è affatto uno scherzo per Silvano: "Ho superato brillantemente il primo semestre - dice il 'cugino' che è iscritto all'ordine di Tivoli - frequentando oltre 20 udienze. Faccio penale, ma frequento anche il tribunale militare, e quello civile, tratto anche cause di separazione, ma spesso il mio tutor avvocato mi rimprovera perché cerco di mettere d'accordo chi vuole separarsi, sono un sentimentale...". Silvano poi spiega che frequentando le aule di Tribunale "ci si imbatte in tante storie, storie che possono essere fonte di ispirazione per le nostre canzoni". "Che voglio fare da grande? Sicuramente la musica è la mia vita, ma fare l'avvocato mi piace, mi affascina è una passione e poi molti musicisti svolgono anche un'altra professione". Qualcuno gli chiede di accennare in falsetto Anima mia, ma l'avvocato Silvano Michetti tagli corto: "Siamo in tribunale non sul palcoscenico...". "
Dall'ANSA apprendiamo che: "Il PM di Milano, Ilda Boccassini, si è dimessa dall'Associazione Nazionale Magistrati. Lo ha fatto "all'indomani della scelta del Csm di preferirle Francesco Greco come vice procuratore". Ora, va rilevato, la cosa ci rattrista e ci intenerisce. Non per altro. Sembra la reazione della bimba a cui è stata negata la bambola in regalo. Ma la cosa ci fornisce anche una conferma, implicita (anzi, esplicita ... altrimenti perchè dimettersi dall'Associazione se lo "sgarbo" è giunto dal CSM?): l'ANM distribuisce incarichi! Non lo sapevate? Ma va?!
S'è desta l'ANM!! Appena sentito il nome "Berlusconi"!! Fin quando ad essere attaccati erano Forleo e De Magistris e gli aggressori erano esponenti del centro-sinistra, tutti tacevano nell'ANM ... qualche pallido comunicato, ma si stava alla finestra. Poi il Berlusca si lamenta delle toghe rosse napoletane, della vergognosa ed incredibile fuga di notizie (intercettazioni consegnate all'ambiguo "larepubblichino" Enrico D'Avanzo che, da sempre, risulta fin troppo "bene informato" - vedi caso Abu Omar vs CIA), dell'inconsistenza e dell'irrilevanza penale di qualche conversazione (leggete quanto narrava Cicerone sulla politica nell'antica Roma e capirete che il metodo berlusconiano è vecchio come il mondo!) e ... apriti cielo!!!!! Ecco cosa riporta l'ANSAonline :
| Anm: non siamo armata, basta attacchi |
| Basta attacchi alla magistratura, che non è un'armata e "non è nè rossa, nè gialla nè bianca". ma "un'istituzione , che deve compiere fino in fondo il suo dovere nel rispetto delle altre istituzioni dello Stato, ma anche dell'applicazione del principio di uguaglianza dei cittadini, di tutti i cittadini, di fronte alla legge".Così il segretario dell'Associazione nazionale magistrati Luca Palamara, replica a Silvio Berlusconi. "Mi auguro che le dichiarazionidell'onorevole Berlusconi siano state fraintese- dicePalamara-Se fossero vere, non può che ribadirsi che, di frontea notizie giornalistiche riguardanti vicende giudiziariepersonali, deve essere respinta con fermezza, non solo dall'Anmma da parte di tutti gli organi competenti e dei cittadini chehanno a cuore il rispetto delle istituzioni, l'usanza diattaccare per prima cosa ogni volta la magistratura, evitando ditrascinarla sul terreno della contrapposizione e delladialettica politica". "Non esiste l'armata della magistratura" sottolinea ilsegretario dell'Anm, che comunque depreca anche in questo caso"la fuga di notizie" prima che gli interessati ne sianoinformati "nella sede propria, che è quella del processo". |
L'amico e collega Maurizio Capozzo ci segnala che il 7 dicembre prossimo (alle ore 17 presso la Sala Conferenze Capitol sita in Portici al Corso Umberto I) verrà presentato il libro "Delitti Imperfetti" scritto dal Colonnello CC Comandante del Nucleo RIS di Parma Luciano Garofano. Di indagini scientifiche e di delitti, appunto, imperfetti ne parleranno, oltre l'autore, il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Dott. Giandomenico Lepore, il Sost. Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Dott. Francesco Valentini ed il presidente della Camera Penale di Napoli Avv. Michele Cerabona.
Post Scriptum del 7 dicembre 2007 - Grazie all'eccellente organizzazione e moderazione di Maurizio Capozzo la presentazione del libro del Colonello Garofano è stata piacevolissima. Simpatico ed ironico l'intervento del Procuratore Lepore, seguito dalle amare considerazioni di Michele Cerabona sulle (non) investigazioni difensive e dalle acute osservazioni del Dott. Valentini. Ovvio che il fulcro dell'incontro fosse, appunto, l'intervento del Comandante del R.I.S. di Parma: tecnico e corredato da slide. Qualche nota stonata, però, dovuta alla sua ossessiva critica nei confronti di due assenti quali Bruno Vespa e Carlo Taormina: come se avesse dimenticato che, in fondo in fondo, anch'egli è creatura della spettacolarizzazione mass-mediatica del procedimento e del processo; come se avesse dimenticato che senza Bruno Vespa e Carlo Taormina, probabilmente, egli non avrebbe scritto il libro presentato. In fin dei conti, anch'egli è "concorrente" (nell'accezione giuridica del "concorso") dei "guasti" arrecati da Bruno Vespa e Carlo Taormina ...
Non avevamo nemmeno finito di muovere rilievi e critiche all'organizzazione dei corsi per i crediti formativi che si sono rotte le "giarretelle". Leggete qui sotto quanto è appena accaduto nei rapporti fra Unione Camere Penali Italiane e Consiglio Nazionale Forense:
(copiato dal sito della U.C.P.I.) "INAUDITA AGGRESSIONE DEL CNF ALLE CAMERE PENALI. LA REAZIONE UCPI. Con una ambigua circolare resa nota nei primi giorni di questa settimana il CNF, evidentemente pressato, ha inopinatamente emanato una circolare che -con toni retorici su una pretesa supremazia degli Ordini forensi nella formazione- di fatto rende completamente inoperante il recente protocollo firmato da CNF ed UCPI in materia di formazione. L'aggressione nei nostri confronti (nel momento in cui stavano partendo le nostre iniziative di formazione) è gravissima ed il movente è chiaro: si tratta del timore di molti Ordini forensi (anche se non di tutti), peraltro anche ben individuati, di una formazione di qualità ed a prezzo di costo. Il tradimento di un impegno formalmente sottoscritto la dice lunga sulla palude in cui ci si muove. La Giunta UCPI, nella grave situazione che si è determinata, ha reagito con estrema forza con la delibera che è pubblicata qui sotto, i cui contenuti sono anche nell'articolo del Sole 24 Ore di questa mattina (sabato 1 dicembre) Dev'esser chiaro al CNF che l'UCPI combatte da decenni per la difesa dei diritti civili in Italia ed è in grado di reggere -come la sua storia insegna- qualunque scontro in difesa delle ragioni ideali che rappresentano la sua stessa ragione di esistere. Per questo l'UCPI non abbandonerà la formazione (che dovrà portare alla specializzazione forense) alle derive affaristiche. Di seguito la delibera: