giovedì, 19 giugno 2008
Si è concluso il processo Spartacus. Ovviamente, fra le varie interviste, quella al Sostituto Procuratore Generale Dott. Francesco Iacone ... e dal Corriere del Mezzogiorno (Corriere della Sera) apprendiamo che: "Alla domanda di una giornalista su quale sia stata la maggiore difficoltà da affrontare il PG ha risposto: «Sono state le proteste degli avvocati, che minacciavano di andarsene»". Come al solito, Avvocati peggio dei loro clienti! Grazie per la stima, Procuratore.
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martedì, 17 giugno 2008

Il Giudice, a cui sono affidate le sorti giudiziarie del Capo del Governo, pubblicamente firma un documento in cui si sostiene con veemenza che le leggi promosse da quel Capo di Governo (la legge di depenalizzazione per falso il bilancio, la legge cosiddetta ex Cirielli e la cosiddetta legge Pecorella) sono «causa di impunità per i potenti e sono state adottate frasi esclusivamente al fine di perseguire gli interessi personali di pochi, ignorando quelli della collettività e quindi con ogni evidenza riferibili al presidente Berlusconi, devono trovare abrogazione immediata». Il Capo del Governo, che è imputato, in questa sua specifica veste (di imputato, appunto), ricusa nella sede opportuna il Giudice. L’Associazione Nazionale Magistrati insorge: «Chi governa il paese non può denigrare e delegittimare i giudici e l'istituzione giudiziaria quando è in discussione la sua posizione personale. Questi comportamenti rischiano infatti di minare alla radice la credibilità delle istituzioni e di compromettere il delicato equilibrio tra funzioni e poteri dello Stato democratico di diritto». La domanda, come diceva qualcuno tempo fa, sorge spontanea: è processualmente ammissibile ricusare il Giudice da parte dell’imputato, se questi è Capo del Governo (o Presidente del Consiglio dei Ministri, che dir si voglia)? Se la risposta è negativa (per motivi istituzionali, per motivi di opportunità o perché, addirittura, si rischia di minare alla radice la credibilità delle istituzioni), la conseguenza, in un paese democratico, può essere solo una: il Capo del Governo non può essere sottoposto a procedimenti penali poiché, nella sua funzione, gli è impedito di difendersi (anche a mezzo di ricusazione del giudice) nel processo! Anche processare il Capo del Governo a queste condizioni rischia di minare alla radice la credibilità delle istituzioni!

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giovedì, 12 giugno 2008

Udite udite!!

Lo scorso 30 maggio 2008 il Consiglio Nazionale Forense, dopo aver (unitamente ai suoi omologhi Spagnoli e Francesi) ottenuto dalla Commissione Europea l’approvazione del progetto “Penalnet”, progetto manifestamente “teso alla costituzione di un Elenco europeo degli avvocati penalisti, ai quali sarà rilasciata una smart card di identificazione e di accredito a livello europeo”, ha pensato bene di invitare formalmente (con circolare n° 22-C-2008) tutti i Consigli dell’Ordine distrettuali ad inviare “con urgenza” un elenco di nominativi di 12 (dodici) avvocati penalisti per ciascun distretto di Corte di Appelloche volessero esservi inclusi, raccolti nell’ambito dei Vostri rispettivi fori”. Ovviamente, la notizia è passata del tutto inosservata (perché non pubblicizzata, sic!). Ed infatti sono aperte le scommesse per individuare quali saranno i fortunati (e certamente non sponsorizzati) 12 apostoli europei prescelti da ogni singolo Consiglio dell’Ordine. Ma, al di là dell’ironia, ci aspettiamo una ferma alzata di scudi da parte dell’Associazionismo Forense tutto! E’ necessario agire subito ed incisivamente già a livello locale. Perché no?! Anche sulla scia del Presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane, Oreste Dominioni, il quale (pur se forse mosso da risentimento corporativo per non essere proprio stato interpellato a livello istituzionale) ha avvertito l’urgenza di rimarcare al CNF di non comprendere << come, vista l’attuale impossibilità, ritenuta dal C.N.F., di dare adeguata pubblicità informativa a specializzazioni di carattere professionale acquisite dagli avvocati italiani, sia invece possibile che il C.N.F. medesimo progetti e collabori fattivamente alla realizzazione di un elenco che proprio detta specializzazione è destinato a divulgare e ad “ufficializzare”. Né del resto mi pare che sia possibile oggi, come del resto dal C.N.F.  a più riprese ribadito, nell’assenza di una disciplina di legge o di regolamento, identificare gli avvocati “specialisti” in materia penale, tali divenuti per competenze acquisite nell’esercizio della professione. Nessuna disposizione, neppure di natura deontologica, detta infatti criteri sulla cui base consentire ai Consigli dell’Ordine Distrettuali, cui è diretta la Sua circolare n.22-C-2008, di identificare i “12 avvocati penalisti per ciascun distretto di Corte d’Appello”, di cui si chiedono i nominativi.>>.

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lunedì, 09 giugno 2008

Qualche problema di comprensione, da parte de Il Mattino, dei comunicati stampa della Camera Penale.

Certamente in buona fede, il quotidiano cittadino incorre ben due volte nello stesso errore omettendo di riportare l’ultima (e fondamentale) parte del comunicato stampa della Camera Penale di Napoli (sulla c.d. Superprocura/emergenza rifuiti) che viene, così, totalmente stravolto nei contenuti e nelle conclusioni riassunte.

Il 3 giugno la Camera Penale di Napoli rilascia il seguente comunicato stampa: «La Camera Penale di Napoli,  dopo aver preso visione del provvedimento con il quale il Governo è intervenuto per fronteggiare l’emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti, pur ribadendo la tendenziale non condivisione della utilizzazione di decreti legge allorquando siano in gioco norme processuali e sostanziali in materia penale, nel caso in esame ritiene che l’iniziativa in via d’urgenza sia  legittima ed opportuna. E’ necessario, infatti, affrontare in modo tempestivo una situazione divenuta ormai drammatica e pericolosa auspicandosi, da parte di tutti, un atteggiamento collaborativo e responsabile. Ciò nonostante la Camera Penale di Napoli esprime riserve in merito alle previsioni normative relative alla determinazione della competenza dell’Autorità Giudiziaria, che appaiono in disarmonia con i principi generali del vigente ordinamento processuale. » 

Tutti i quotidiani riportano fedelmente il comunicato stampa ... tranne Il Mattino che il 5 giugno 2008, nel corpo di un articolo a pag. 32, riporta :

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venerdì, 30 maggio 2008

Omonimia Giudiziaria - 25 anni passati invano. Il 17 giugno 1983 il maxi blitz contro la camorra napoletana portò in carcere circa 800 persone. Di queste, 200 furono poi prosciolte (fra di loro Enzo Tortora). Ma fra i 200 “errori giudiziari” (vogliamo definirli fisiologici?) si annoverarono ben novanta (90) casi di pura omonimia! Il 28 maggio 2008 un altro blitz che fa scalpore, quello contro il Commissariato sui Rifiuti in Campania. Stavolta i numeri sono diversi, a due cifre: su 25 ordinanze di custodia cautelare un caso di omonimia. Non ho dimestichezza con la matematica, ma anche se stavolta i numeri sono solo a due cifre, mi pare che la percentuale di errore giudiziario sia maggiore. Il dramma è dietro la porta, anzi, sull’uscio di casa!

Ecco due resoconti giornalistici di due diverse epoche, ma di identico contenuto, purtroppo … come se nulla fosse cambiato!

Il 29 maggio 2008 Antonio Manzo scrive su Il Mattino (pag. 2) di questa paradossale e dolorosa vicenda: “«Ma io a malapena riesco a fare la raccolta differenziata, quale Fisìa, Fibe, Cdr...Io ingegnere dei rifiuti? Ma sono un povero pensionato, un’ex guardia carceraria, ho pagato già i miei conti con la giustizia, quali rifiuti ora volete da me?». Ernesto Picarone, cinquantasei anni, ebolitano, alle due della notte tra lunedì e martedì, tenta disperatamente di spiegare ai carabinieri del Noe che lui, in questo blitz dei rifiuti di Napoli con venticinque arrestati, non c’entra proprio nulla. E che l’arresto è un clamoroso errore di persona, che quel «Picarone» inserito nell’Operazione Rompiballe

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giovedì, 22 maggio 2008

L’Avv. Arturo Frojo, nella sua qualità di Presidente del Rotary Club Napoli Nord, ha organizzato un convegno, “Il condizionamento camorristico dell’impresa nel mezzogiorno”, che si terrà lunedì 26 maggio 2008 alle ore 19 presso l’Hotel Excelsior in Napoli. Numerosi e di prestigio gli interventi previsti:

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domenica, 18 maggio 2008
Criticare è forse, anche, il tentativo di far rinsavire o di risvegliare, comunque, chi pensa di normalizzare il comune pensare … diceva qualcuno. E se tanto può essere utile, non bisogna nascondere la delusione di aver vissuto l'assenza dell’Avvocatura napoletana (ad eccezione del suo massimo rappresentante istituzionale, il Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati e di tre -appena tre- avvocati penalisti) e, soprattutto,  dell’Avvocatura associata napoletana, dall’interessantissima e riuscitissima manifestazione svoltasi oggi 18 maggio 2008 presso la sede dell’Unione degli Industriali di Napoli in occasione, celebrazione e ricordo del ventennale dalla morte della vittima della giustizia Enzo Tortora. Un convegno, “Giustizia, a che punto siamo” (*) in cui si è parlato di processo penale, ruolo della Magistratura, dell’Avvocatura e dei mass media, traendo spunto dalla tragedia umana del noto presentatore televisivo. Dopo i saluti rivolti dal Presidente dell’Unione Industriali di Napoli, Gianni Lettieri, dal Presidente del Consiglio Regionale della Campania, Sandra Lonardo, e dall’autore del libro “Applausi e sputi” sul caso Tortora, Vittorio Pezzuto, ed introdotta dall’intervento pungente ed attualissimo del Senatore a vita Francesco Cossiga, la discussione ha visto partecipare Raffaele Della Valle (all’epoca difensore di Enzo Tortora), Giuliano Pisapia (Presidente della Commissione per la Riforma del Codice Penale), Giovanni Maria Dedola (avvocato penalista) e Francesca Scopelliti (compagna di vita di Enzo Tortora ed ex Senatrice della Repubblica). Una domenica mattina di maggio (peraltro funestata dal tempo incerto e dalla spazzatura invadente in ogni dove) che avrebbe potuto costituire occasione idonea a  rompere il silenzio assordante dell’associazionismo penalistico/forense, ormai chiusosi nell’autoreferenzialità dell’unica attività individuata come idonea ad avere una qualche visibilità (pur soltanto interna):  l’organizzazione e tenuta dei corsi per i crediti formativi. Che tristezza vedere migliaia di avvocati costretti ad apporre la loro brava firmetta su i registri di presenza ai corsi per riuscire ad ottenere i crediti formativi e mai coinvolti a partecipare, disinteressati da quella firmetta, ad incontri di tale portata. Ma forse l’argomento resta scabroso; forse la ferita lacerante del caso Tortora tortura ancora le coscienze del nostro Palazzo di Giustizia. Ed allora, forse, è meglio tacere o far passare sotto tono l’evento. Ma l’evento si è celebrato ugualmente ed ha avuto spunti di altissima riflessione. Non ha risparmiato nessuno il Presidente Francesco Cossiga quando ha parlato, nel sottolineare come
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giovedì, 10 aprile 2008
Tratto, on-line, da Il Giornale del 10 aprile 2008
Follie in toga: Quando il giudice lo fa strano
di Gian Marco Chiocci - Massimo Malpica
<<Ci sono pazzi e pazzi, anche tra i magistrati. Come scrive Filippo Facci nel suo Appunto di ieri sulla casta in toga che, a differenza di altre caste, sfugge all’esame dell’idoneità mentale, di casi psichiatrici ve ne sono svariati oltre a quello citato nella rubrica: dal giudice che abbandona l’aula perché «signor presidente, ho i ceci sul fuoco» e che giudica incostituzionale l’ora legale, al consigliere d’appello sorpreso nel bagno di un cinema a fare sesso con un ragazzo ma assolto dal Csm perché ha sbattuto la testa sulla porta della toilette «e ciò lo avrebbe reso - scrive Mauro Mellini nel libro La fabbrica degli errori edito da Koinè - per un certo tempo incapace di intendere».
È di qualche giorno addietro la storia del giudice di
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mercoledì, 19 marzo 2008

Non pare che il titolo corrisponda al contenuto dell'intervista, ma lancia un forte segnale ... segnale che, se non rispecchiante il sentire dell'intervistato, meriterebbe precisazioni da parte di chi è stato "male interpretato":  da Il Mattino del 19 marzo 2008  <<Stravino: linea inopportuna dopo le intimidazioni in aula Le riserve dell’ex presidente della camera penale «Il documento dei miei colleghi desta interrogativi» Si concede una lunga pausa, prima di iniziare a parlare per dire tutto quello che pensa. Ettore Stravino, penalista, ex presidente della camera penale di Napoli, ha le idee molto chiare su tutto quello che è accaduto giovedì mattina in un’aula di giustizia, quando un suo collega ha letto quelle sessanta pagine che sono ormai diventate l’oggetto di uno scontro che va ben oltre la mera istanza di remissione per legittima suspicione. «Prima di commentare il documento varato ieri dalla camera penale di Napoli - afferma - voglio dire che i fatti che si sono svolti nell’aula bunker mi hanno profondamente turbato». Perché? «A mia memoria non era mai accaduto prima che in un’aula di giustizia si pronunciassero invettive del calibro di quelle che ho letto dalle cronache sui giornali. Io in quell’aula ero non c’ero, ma mi pare di aver capito bene quello che è successo...». Ce lo dica, avvocato. «È molto semplice: un avvocato difensore è diventato veicolo di messaggi trasversali inviati ai giudici dai propri clienti». Ieri, intanto, la camera penale ha stilato un documento nel quale si rilancia la questione della gestione dei pentiti: c’è nè anche per la Procura, che non avrebbe vigilato a sufficienza per evitare che alcuni collaboratori parlassero tra loro al telefono. «Effettivamente un documento in tema di pentitismo stilato all’indomani dei fatti che abbiamo ricordato poco fa potrebbe suscitare qualche interrogativo. Ma, al di là di queste ragioni di opportunità “temporale” è chiaro che nel documento non si possono cercare ragioni di adesione nei confronti di una condotta processuale inqualificabile: una condotta che merita non solo dissenso netto, ma forse anche una severissima censura. E d’altronde resto convinto del fatto che l’avvocatura napoletana sia estranea a quello che è successo, come dimostra l’atteggiamento tenuto dagli altri difensori presenti in aula: tutti hanno subito preso pubblicamente le distanze dal difensore di quei due imputati. E forse lo hanno fatto anche sfidando il dissenso dei propri clienti». Condivide l’allarme lanciato dalla camera penale ieri a proposito dei collaboratori di giustizia? «Non ho letto ancora il documento. Ma credo che la giunta abbia voluto ribadire un principio molto importante per il diritto di difesa. Conoscendo bene il presidente Cerabona e i colleghi che fanno parte della giunta escludo che possano esistere legami o connessioni tra la stesura del documento stesso e il deprecabile episodio di giovedì». giu.cri.>>

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lunedì, 17 marzo 2008
Un blogdimagistrati ne segnala un altro di lor colleghi e ve ne passiamo l’indirizzo: www.teminera.blogspot.com . Pare si tratti di magistrati che raccolgono e pubblicano quanto di peggio venga prodotto dalla giurisprudenza di merito e di legittimità. Giusto per offrirne un assaggio, ecco una chicca: <<E' un giorno del mite settembre 2004 in una città bagnata dal mare. E' proprio l'ora della siesta, le due del pomeriggio, e la poliziotta Tizia si avvia in sella alla sua bicicletta verso il Commissariato dove dovrà prendere servizio, attraversando i vialetti di un bel parco cittadino, molto più piacevoli dell'asfalto.
Quando, all'improvviso, deve stropicciarsi gli occhi incredula di quello che sta vedendo: un biondo, dall'aria germanica, è seduto su una panchina, con le gambe aperte e allungate, i pantaloni aperti ed abbassati, il capo reclinato all'indietro, la mano sotto i pantaloni che si agita in un movimento "sussultorio" inequivocabile. La brava poliziotta
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giovedì, 28 febbraio 2008
"Ora che i corpi di Salvatore e Francesco Pappalardi sono stati trovati in un pozzo, dove nessuno era andato a cercarli, emerge un volto della nostra giustizia penale a dir poco discutibile. Da un lato, il padre dei due bambini, Filippo Pappalardi, in carcere perché indiziato, sulla base solo di un’intercettazione ambientale e della fragile testimonianza (tardiva) di un bambino, di averli uccisi. Inoltre un' inchiesta che ha cercato Salvatore e Francesco nelle grotte di Matera, nelle campagne delle Murge, persino in Romania, lungo le piste delle sette sataniche e del traffico di organi. Dall'altro, il casuale ritrovamento dei loro corpi in un pozzo nel centro di Gravina, non lontano dalla piazza dove erano stati visti l'ultima volta. Da un lato, dunque, il volto di una giustizia metafisica, che cerca aprioristicamente la verità attraverso la speculazione intellettuale e gli indizi, anche i più inverosimili, costruiti nel laboratorio della mente inquirente. Dall’altra, la scoperta casuale dei corpi dei due bambini morti, ma per fame e per freddo, nella profondità di un pozzo.
Quale verosimiglianza logica si può rintracciare nel gesto di un padre presunto assassino che non avrebbe ucciso i suoi figli, ma li avrebbe gettati vivi in un buco, e non nella sperduta campagna, bensì in un luogo dove qualcuno avrebbe potuto ritrovarli prima della loro morte? Ma il procuratore di Bari, Emilio Marzano, ha detto: «L'impianto accusatorio per ora rimane, non abbiamo elementi per ripensarlo». Sotto il profilo formale, l'affermazione è ineccepibile. Sotto quello sostanziale, appare, però, incauta almeno per due ragioni. La prima: il ritrovamento dei due fratelli nel pozzo dove l’altro giorno è caduto il bambino e l'autopsia dei loro corpi aprono interrogativi nuovi che il dottor Marzano aveva evidentemente sbagliato a escludere a priori. La seconda: per ora, la colpevolezza di Filippo Pappalardi è confermata solo dalla sua carcerazione preventiva, direbbe il filosofo dei diritti civili «per mezzo del castigo», e dal carattere ferocemente arcaico della sua figura. Forse non è inutile ricordare che l'esposizione prolungata dell'indiziato all'avvenimento minaccia di distruggerne l'immagine e, probabilmente, già l'ha distrutta. La verità mediatica, in questi casi, rischia di apparire più forte di quella vera e non è attraverso la prima che si può ragionevolmente sperare di pervenire alla seconda. Qui non è in discussione la colpevolezza o l'innocenza del Pappalardi. Sono in discussione un pregiudizio giudiziario e la stretta correlazione fra il sistema giudiziario e quello mediatico che sta diventando tale da rendere sempre più difficile capire dove finisca l'uno e incominci l'altro e viceversa. Scrive Daniel Soulez Larivière: «La magistratura scopre con delizia che accanto alle armi terrificanti che esistono già nel codice di procedura penale esiste anche lo strumento mediatico che lo completa efficacemente» («Il circo mediatico- giudiziario», ed. Liberilibri). Eppure, il rimedio a questa confusione dei ruoli che si è imposta in Italia da quindici anni a questa parte e che nuoce sia alla magistratura sia al giornalismo, ci sarebbe: scindere la fase istruttoria e investigativa, rigorosamente coperta da segreto, da quella giurisdizionale e dibattimentale, aperta invece al pubblico."
di Piero Ostellino
Corriere della Sera del 28 febbraio 2008
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martedì, 26 febbraio 2008
"Dopo l'iniziale sconcerto di alcuni e qualche protesta, è calato il silenzio sulla scelta di Walter Veltroni di allearsi con l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro ... Di Pietro rappresenta l'antipolitica nella variante giudiziario- giustizialista ... Non ci sarà mai nessuna possibilità di chiudere l'eterna transizione italiana se non interverrà un accordo bipartisan sulla giustizia. Ma Veltroni si è messo in casa una forza che lavorerà strenuamente (e giustamente, dal suo punto di vista, essendo quello il mandato che avrà ricevuto dagli elettori) perché un accordo del genere non possa essere siglato. Sarà difficile rimettere ordine, in modo consensuale, nel sistema giudiziario italiano. E continueranno le solite invasioni di campo (l'ultima in ordine di tempo, con il caso Mastella, ha dato il colpo di grazia al governo Prodi). L'Italia dei Valori, una piccola formazione che, in queste faccende, è in grado di trovare il sostegno esterno di un vasto esercito giustizialista, sarà lì, vigile, pronta a mettere veti. Prendiamo il caso delle intercettazioni che sono non solo una delle armi più avvelenate della politica italiana ma anche una spia evidente degli sviluppi patologici del nostro sistema giudiziario. Riportare la giustizia alla normalità significa anche mettere regole e paletti, e cioè limiti, all'uso che i magistrati possono fare di uno strumento così delicato, che comporta l'intrusione nella sfera privata dei cittadini. Significa mettere la parola fine alle inchieste-mostro fondate sulle intercettazioni selvagge, «di massa» (intercetto mezzo mondo: alla fine qualcosa salterà pur fuori). Ne abbiamo viste fin troppe di inchieste del genere: grande fracasso, tante reputazioni fatte a pezzi, e poi, quasi sempre, una volta giunti in tribunale, tutto finisce in niente. Non è solo una questione di uso politico-mediatico delle intercettazioni. E', prima ancora, una questione di rispetto delle libertà individuali. Ed è un problema di responsabilizzazione che sempre deve accompagnare e limitare il (grande) potere di chi fa inchieste giudiziarie.
Per dimostrare di non essere condizionato dai giustizialisti alla Di Pietro, Veltroni ha dichiarato di voler limitare l'uso mediatico delle intercettazioni. Lodevole proposito. Peccato che ad esso si sia accompagnata, forse involontariamente, l'affermazione, di sapore un po' giustizialista, secondo cui i magistrati, a patto che ciò non finisca sui giornali, possono utilizzare le intercettazioni come, dove e quando vogliono. Ma ciò non è consentito ai magistrati senza che vi siano dei limiti nei regimi politici che rispettano davvero i diritti individuali di libertà. E' difficile credere che l'alleanza del Partito democratico con Di Pietro non finirà per incidere negativamente sulla futura politica di quel partito."
di Angelo Panebianco
Corriere della Sera del 25 febbraio 2008
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mercoledì, 20 febbraio 2008
Nel dare il benvenuto al nuovo sito on line della Onlus Carcere Possibile della Camera Penale di Napoli, si segnala che oggi 20 febbraio 2008 si è celebrata presso la sede dell'Associazione Costruttori Edili di Napoli (ACEN) la premiazione del Concorso di Idee progettuali per un modello di "Carcere Possibile".
Sono intervenuti alla manifestazione: Andrea Castaldo (Vice Presidente ACEN in rappresentanza del Presidente ACEN Ambrogio Prezioso), Alfredo Letizia (Presidente ACEN Gruppo Giovani), Mario Giustino (del Direttivo ACEN Gruppo Giovani), Enrico Errichiello (Presidente ANCE Campania Gruppo Giovani), Edoardo Cosenza (Preside Facoltà di Ingegneria Università di Napoli FedericoII), Michele Cerabona (Presidente Camera Penale di Napoli), Riccardo Polidoro (Presidente della Onlus Carcere Possibile), Guido De Maio (Presidente Commissione Giudicatrice Concorso “Carcere Possibile”), Tommaso Contestabile (Provveditore PRAP Campania).
Di seguito si riporta la CLASSIFICA dei PROGETTI 
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martedì, 19 febbraio 2008
Si segnala la seguente iniziativa intrapresa il 14 febbraio 2008 dalla Giunta della U.C.P.I.
 
"AL MINISTERO DI GIUSTIZIA
AL DAP
AL CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE
 
ATTUAZIONE DEL DIRITTO DI DIFESA NELLE CARCERI
 
In numerose case di reclusione del paese i difensori degli indagati, imputati, condannati/detenuti,vengono tempestivamente avvisati tramite fax della nomina a difensore di fiducia effettuata dal detenuto, con l’indicazione del giorno in cui la dichiarazione di nomina è stata effettuata. Tale pratica purtroppo non è adottata su tutto il territorio nazionale e troppe sono ancora le case di reclusione che non comunicano della intervenuta nomina. Ciò può comportare che il difensore ha notizia della nomina a distanza di tempo con la pericolosa conseguenza che possono decorrere i termini per impugnare (appello, ricorso per Cassazione, riesame) provvedimenti dell’autorità giudiziaria o per avanzare richieste (vedi riti alternativi).
A tale situazione peraltro non corrisponde alcun obbligo a carico del personale operante all’interno della casa circondariale di riferire al detenuto che l’intervenuta nomina va comunicata dallo stesso al difensore che sarà notiziato solo e soltanto in virtù della notifica di atti processuali (fissazione dell’udienza o attività per la quale è obbligatoria la presenza del difensore).
La Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha da tempo affermato l’immediata efficacia dell’atto di nomina non appena la dichiarazione viene ricevuta dall’organo a ciò preposto di talché è conseguente l’obbligo di comunicare al difensore della intervenuta nomina. Il mancato avviso dà luogo ad una concreta e palese violazione del diritto di difesa che impedisce al detenuto di beneficare immediatamente della difesa tecnica con il concreto rischio di patire conseguenze gravissime nel procedimento aperto a proprio carico.
Al fine di superare tale violazione del diritto di difesa l’UCPI chiede che il DAP provveda a rendere operativa su tutto il territorio nazionale la comunicazione al difensore della intervenuta nomina con trasmissione dell’atto tramite fax ai Consigli degli Ordini degli Avvocati che provvederanno ad avvisare il singolo difensore dell’intervenuta nomina."
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domenica, 10 febbraio 2008

Claudio Botti rilascia un'intervista a Gianluca Abate per il Corriere del Mezzogiorno del 10 febbraio 2008: "Claudio Botti, componente del collegio di difesa che assiste i 28 imputati per i quali la Procura ha chiesto il processo al termine dell'inchiesta sui rifiuti, è il primo avvocato a lasciare l'aula bunker Ticino 1. Doveva discutere, spiegare perché i suoi assistiti con quelle accuse non c'entrano nulla, convincere il giudice. E invece non ha fatto nulla di tutto ciò. S'è limitato a «rassegnare le conclusioni a verbale», cioè a chiedere il proscioglimento dei suoi assistiti senza motivare la richiesta. Perché questa scelta?
«Perché ho troppo rispetto per la mia funzione di difensore. E siccome ritengo che l'esito dell'udienza preliminare sia scontato per tutto ciò che c'è attorno, è inutile stare a perdere tempo».
Dice che a Napoli non c'è il clima adatto per giudicare Antonio Bassolino e gli altri 27 imputati?
«Processare Antonio Bassolino a Napoli è come processare Saddam Hussein a Bagdad. Beninteso, non che il paragone sia tra le due persone. Ma serve a spiegare come non si possa giudicare serenamente in un contesto ambientale così: in aula si tiene l'udienza, fuori si alzano barricate contro i rifiuti. E si corre il rischio che responsabilità politiche e penali si mescolino pericolosamente».
Be'. il codice di procedura penale prevede un'apposita norma per queste situazioni. Perché non avete invocato il «legittimo sospetto»?
«L'istanza di rimessione non è stata possibile, non c'era un'intesa condivisa».
Poteva farlo lei, nessuno glielo impediva...
«Io da solo no, queste sono iniziative che vanno assunte collegialmente. Ha mai visto una partita di rugby? Non si può giocare senza il pacchetto di mischia e mandando avanti le seconde linee.
Auguriamoci almeno che il contesto ambientale sia diverso quando si celebrerà il processo. Perché si celebrerà
»."

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venerdì, 08 febbraio 2008
<<Nel 2003 il dr. Livio Pepino, allora Segretario Generale di Magistratura Democratica, scriveva: “Non è inutile ricordare che – diversamente da quanto abitualmente si dice – il livello di “politicizzazione” della magistratura è oggi assai più ridotto che in passato. In epoca prefascista – sia detto a beneficio di chi rimpiange un tempo perduto in cui i magistrati erano “realmente indipendenti” – la magistratura (gli alti gradi e, grazie alla struttura gerarchica, l’intero corpo) era un’articolazione della classe politica tout court. La maggior parte degli alti magistrati era di nomina governativa (spesso di estrazione direttamente politica) e frequenti erano i passaggi dall’ordine giudiziario al Parlamento e al governo, tanto che, fra il 1862 ed 1900, metà dei Ministri della Giustizia (17 su 34) e dei relativi sottosegretari (11 su 21) proveniva dai ranghi della magistratura. E ancora nel secondo dopoguerra a reggere il dicastero della Giustizia nel primo governo Badoglio furono chiamati due alti magistrati (inizialmente Gaetano Azzariti e, poi, Ettore Casati, primo presidente della Corte di Cassazione) e, più tardi, fu guardasigilli Antonio Arata, già senatore (per la Democrazia cristiana) mentre ricopriva la carica di procuratore generale presso la Corte di cassazione e poi di presidente della stessa.

A parte che manca la conta, specie per la situazione attuale, dei Sottosegretari, che cosa allora significa oggi la nomina di un Magistrato, pur valentissimo, a Ministro della Giustizia?>>
 
Dal sito della U.C.P.I.
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lunedì, 28 gennaio 2008
Anche il Presidente della Corte di Appello di Roma (durante il suo discorso in occasione dell'inaugurazione dell'Anno Giudiziario) si aggiunge alla, ormai, lunga schiera di depositari della verità in ordine ai rimedi da adottare per risolvere "i tempi lunghi della Giustizia": " L'abnorme numero di avvocati iscritti all'ordine forense può inconsapevolmente determinare il rischio di un incremento del ricorso dei cittadini alla giurisdizione e, quindi, stante la carenza strutturale di risorse, un allungamento dei tempi processuali" . Non che, in questa sede, si neghi il danno enorme alla professione arrecato dall'indiscriminato accesso alla stessa. L'aver fatto diventare le elezioni forensi (e, quindi la necessità di "arruolare numeri" e non professionisti) un bacino elettorale a mo' di trampolino per altre velleità di natura elettoral-politica è questione nota da parecchio. Lascia, però, perplessi l'affannosa ricerca di capri espiatori da sacrificare sull'altare della tempistica del processo ... l'altro ieri erano gli avvocati e la loro mania di affrontare le istruttorie dibattimentali invece che scegliere i riti alternativi/speciali (che, guarda caso, si è passati a chiamarli riti "defatigatori"!); ieri, erano gli avvocati che avanzavano in continuazione istanze di rinvio o si astenevano pretestuosamente dal celebrare le udienze (ma, ormai, con la sospensione di termini di custodia cautelare e della prescrizione si è posto rimedio...); oggi sono gli avvocati che pretendono il 415bis e le notifiche all'imputato (e sappiamo quale progetto ha in serbo il buon Prof. Riccio con la sua riforma del c.p.p. ... ma il Governo è caduto ed anche gli uomini cambieranno...); domani (ma siamo, comunque, già ad oggi) sarà l'elevatissimo numero di avvocati ad essere sospettato di indurre la popolazione a ricorre alla Magistratura Ordinaria pur se solo ha calpestato un escremento per strada: la soluzione? Provate ad immaginarla ...
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giovedì, 24 gennaio 2008
Dopo la Bocassini, anche Luigi De Magistris si dimette dall’Associazione Nazionale Magistrati. La sua lettera di dimissioni (qui sotto riportata, copiata&incollata dal sito delle Toghe”ugualepertutti”) è un vero e proprio durissimo atto di accusa nei confronti dell’associazione di appartenenza e si conclude, dopo il classico richiamo ai valori di transalpina memoria (liberté, égalité, fraternité!) con un preciso monito : “È il momento che ognuno faccia qualcosa – in questa devastante deriva etica e pericoloso decadimento dei valori – divenendo protagonista per contribuire al bene della collettività e del prossimo, non lasciando l’Italia nelle mani di manigoldi, affaristi e faccendieri” (!!??) … "resistere, resistere, resistere!", diceva qualcuno, qualche tempo fa ...    Ecco la lettera di dimissioni: 
Già da alcuni mesi avevo deciso – seppur con grande rammarico – di dimettermi dall’Associazione Nazionale Magistrati.
I successivi eventi che mi hanno riguardato, le priorità dettate dai tempi di un processo disciplinare tanto rapido quanto sommario, ingiusto ed iniquo, mi hanno imposto di soprassedere.
Adesso è il tempo che “tutti i nodi vengano al pettine”.
Vado via da un’associazione che non solo
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martedì, 22 gennaio 2008
Ho lasciato questo commento sul blog www.toghe.blogspot.com che ha riportato la O.C.C. del processo "Mastella" integralmente: "constato con stupore che questo blog "pubblicizzi" l'O.C.C. del GIP di Santa Maria Capua Vetere incompetente ("per territorio", ovviamente). Al fine di dimostrare, almeno a me, che la magistratura non intenda il Processo meramente centralizzato e limitato ad una O.C.C., aspetto che questo blog "pubblicizzerà" anche i successivi provvedimenti. Nel frattempo attendo anche che questo blog pubblichi (e non semplicemente pubblicizzi) la significativa intercettazione, pur contenuta nella O.C.C., del Capo dell'Ufficio GIP di Napoli!!". Io, che non sarò mai un forcaiolo ed i processi sono abituato a farli in un'aula di giustizia, quella intercettazione non la trascriverò su questo blog! Ma loro, che forcaioli, a questo punto, sono portato a ritenere, lo sono, dovranno essere coerenti! Trascrivetela (tanto, come dite voi, non è coperta da alcun segreto istruttorio ...)
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mercoledì, 16 gennaio 2008
Nessun commento sulla vicenda cautelare (applicazione della misura degli arresti domiciliari) che ha coinvolto la moglie del Ministro della Giustizia Clemente Mastella, Sandra Lonardo, così come si conviene a chi non ha conoscenza alcuna degli atti processuali. Una riflessione, però, appare opportuna e necessaria. Notizie degli organi di stampa danno per certo che la Presidente del Consiglio Regionale della Campania ha appreso della sua sottoposizione alla misura cautelare degli arresti domiciliari dalla televisione! E tanto, pare sia stato anche confermato dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Dott. Mariano Maffei, il quale avrebbe testualmente riferito ai giornalisti che "Nessun provvedimento è stato notificato alla Mastella. Che esista o no, non posso dirlo, neppure per telefono. La signora Mastella ha giustamente risposto bene, non ha ricevuto nessuna notifica" ... Questa è e continua ad essere, al di là di qualsiasi ulteriore commento sulla vicenda, la vera vergogna di questo Paese: che si convochino, prima che l'interessato ne abbia notizia, i giornalisti per fare lo scoop, probabilmente anche utile a far sì che un Ministro chiamato, guarda caso, ad intervenire innanzi al Parlamento proprio quella mattina, invece di affrontare le tematiche politiche di sua competenza, fosse praticamente costretto a dimettersi! Questo si chiama scontro fra poteri! E, del resto, il comunicato, immediato, tempestivissimo dell'Associazione Nazionale Magistrati non lascia dubbi di sorta: "respingiamo la condanna unanime del Parlamento alla magistratura"
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