Il Giudice, a cui sono affidate le sorti giudiziarie del Capo del Governo, pubblicamente firma un documento in cui si sostiene con veemenza che le leggi promosse da quel Capo di Governo (la legge di depenalizzazione per falso il bilancio, la legge cosiddetta ex Cirielli e la cosiddetta legge Pecorella) sono «causa di impunità per i potenti e sono state adottate frasi esclusivamente al fine di perseguire gli interessi personali di pochi, ignorando quelli della collettività e quindi con ogni evidenza riferibili al presidente Berlusconi, devono trovare abrogazione immediata». Il Capo del Governo, che è imputato, in questa sua specifica veste (di imputato, appunto), ricusa nella sede opportuna il Giudice. L’Associazione Nazionale Magistrati insorge: «Chi governa il paese non può denigrare e delegittimare i giudici e l'istituzione giudiziaria quando è in discussione la sua posizione personale. Questi comportamenti rischiano infatti di minare alla radice la credibilità delle istituzioni e di compromettere il delicato equilibrio tra funzioni e poteri dello Stato democratico di diritto». La domanda, come diceva qualcuno tempo fa, sorge spontanea: è processualmente ammissibile ricusare il Giudice da parte dell’imputato, se questi è Capo del Governo (o Presidente del Consiglio dei Ministri, che dir si voglia)? Se la risposta è negativa (per motivi istituzionali, per motivi di opportunità o perché, addirittura, si rischia di minare alla radice la credibilità delle istituzioni), la conseguenza, in un paese democratico, può essere solo una: il Capo del Governo non può essere sottoposto a procedimenti penali poiché, nella sua funzione, gli è impedito di difendersi (anche a mezzo di ricusazione del giudice) nel processo! Anche processare il Capo del Governo a queste condizioni rischia di minare alla radice la credibilità delle istituzioni!
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