martedì, 17 giugno 2008

Il Giudice, a cui sono affidate le sorti giudiziarie del Capo del Governo, pubblicamente firma un documento in cui si sostiene con veemenza che le leggi promosse da quel Capo di Governo (la legge di depenalizzazione per falso il bilancio, la legge cosiddetta ex Cirielli e la cosiddetta legge Pecorella) sono «causa di impunità per i potenti e sono state adottate frasi esclusivamente al fine di perseguire gli interessi personali di pochi, ignorando quelli della collettività e quindi con ogni evidenza riferibili al presidente Berlusconi, devono trovare abrogazione immediata». Il Capo del Governo, che è imputato, in questa sua specifica veste (di imputato, appunto), ricusa nella sede opportuna il Giudice. L’Associazione Nazionale Magistrati insorge: «Chi governa il paese non può denigrare e delegittimare i giudici e l'istituzione giudiziaria quando è in discussione la sua posizione personale. Questi comportamenti rischiano infatti di minare alla radice la credibilità delle istituzioni e di compromettere il delicato equilibrio tra funzioni e poteri dello Stato democratico di diritto». La domanda, come diceva qualcuno tempo fa, sorge spontanea: è processualmente ammissibile ricusare il Giudice da parte dell’imputato, se questi è Capo del Governo (o Presidente del Consiglio dei Ministri, che dir si voglia)? Se la risposta è negativa (per motivi istituzionali, per motivi di opportunità o perché, addirittura, si rischia di minare alla radice la credibilità delle istituzioni), la conseguenza, in un paese democratico, può essere solo una: il Capo del Governo non può essere sottoposto a procedimenti penali poiché, nella sua funzione, gli è impedito di difendersi (anche a mezzo di ricusazione del giudice) nel processo! Anche processare il Capo del Governo a queste condizioni rischia di minare alla radice la credibilità delle istituzioni!

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venerdì, 30 maggio 2008

Omonimia Giudiziaria - 25 anni passati invano. Il 17 giugno 1983 il maxi blitz contro la camorra napoletana portò in carcere circa 800 persone. Di queste, 200 furono poi prosciolte (fra di loro Enzo Tortora). Ma fra i 200 “errori giudiziari” (vogliamo definirli fisiologici?) si annoverarono ben novanta (90) casi di pura omonimia! Il 28 maggio 2008 un altro blitz che fa scalpore, quello contro il Commissariato sui Rifiuti in Campania. Stavolta i numeri sono diversi, a due cifre: su 25 ordinanze di custodia cautelare un caso di omonimia. Non ho dimestichezza con la matematica, ma anche se stavolta i numeri sono solo a due cifre, mi pare che la percentuale di errore giudiziario sia maggiore. Il dramma è dietro la porta, anzi, sull’uscio di casa!

Ecco due resoconti giornalistici di due diverse epoche, ma di identico contenuto, purtroppo … come se nulla fosse cambiato!

Il 29 maggio 2008 Antonio Manzo scrive su Il Mattino (pag. 2) di questa paradossale e dolorosa vicenda: “«Ma io a malapena riesco a fare la raccolta differenziata, quale Fisìa, Fibe, Cdr...Io ingegnere dei rifiuti? Ma sono un povero pensionato, un’ex guardia carceraria, ho pagato già i miei conti con la giustizia, quali rifiuti ora volete da me?». Ernesto Picarone, cinquantasei anni, ebolitano, alle due della notte tra lunedì e martedì, tenta disperatamente di spiegare ai carabinieri del Noe che lui, in questo blitz dei rifiuti di Napoli con venticinque arrestati, non c’entra proprio nulla. E che l’arresto è un clamoroso errore di persona, che quel «Picarone» inserito nell’Operazione Rompiballe

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domenica, 18 maggio 2008
Criticare è forse, anche, il tentativo di far rinsavire o di risvegliare, comunque, chi pensa di normalizzare il comune pensare … diceva qualcuno. E se tanto può essere utile, non bisogna nascondere la delusione di aver vissuto l'assenza dell’Avvocatura napoletana (ad eccezione del suo massimo rappresentante istituzionale, il Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati e di tre -appena tre- avvocati penalisti) e, soprattutto,  dell’Avvocatura associata napoletana, dall’interessantissima e riuscitissima manifestazione svoltasi oggi 18 maggio 2008 presso la sede dell’Unione degli Industriali di Napoli in occasione, celebrazione e ricordo del ventennale dalla morte della vittima della giustizia Enzo Tortora. Un convegno, “Giustizia, a che punto siamo” (*) in cui si è parlato di processo penale, ruolo della Magistratura, dell’Avvocatura e dei mass media, traendo spunto dalla tragedia umana del noto presentatore televisivo. Dopo i saluti rivolti dal Presidente dell’Unione Industriali di Napoli, Gianni Lettieri, dal Presidente del Consiglio Regionale della Campania, Sandra Lonardo, e dall’autore del libro “Applausi e sputi” sul caso Tortora, Vittorio Pezzuto, ed introdotta dall’intervento pungente ed attualissimo del Senatore a vita Francesco Cossiga, la discussione ha visto partecipare Raffaele Della Valle (all’epoca difensore di Enzo Tortora), Giuliano Pisapia (Presidente della Commissione per la Riforma del Codice Penale), Giovanni Maria Dedola (avvocato penalista) e Francesca Scopelliti (compagna di vita di Enzo Tortora ed ex Senatrice della Repubblica). Una domenica mattina di maggio (peraltro funestata dal tempo incerto e dalla spazzatura invadente in ogni dove) che avrebbe potuto costituire occasione idonea a  rompere il silenzio assordante dell’associazionismo penalistico/forense, ormai chiusosi nell’autoreferenzialità dell’unica attività individuata come idonea ad avere una qualche visibilità (pur soltanto interna):  l’organizzazione e tenuta dei corsi per i crediti formativi. Che tristezza vedere migliaia di avvocati costretti ad apporre la loro brava firmetta su i registri di presenza ai corsi per riuscire ad ottenere i crediti formativi e mai coinvolti a partecipare, disinteressati da quella firmetta, ad incontri di tale portata. Ma forse l’argomento resta scabroso; forse la ferita lacerante del caso Tortora tortura ancora le coscienze del nostro Palazzo di Giustizia. Ed allora, forse, è meglio tacere o far passare sotto tono l’evento. Ma l’evento si è celebrato ugualmente ed ha avuto spunti di altissima riflessione. Non ha risparmiato nessuno il Presidente Francesco Cossiga quando ha parlato, nel sottolineare come
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giovedì, 10 aprile 2008
Tratto, on-line, da Il Giornale del 10 aprile 2008
Follie in toga: Quando il giudice lo fa strano
di Gian Marco Chiocci - Massimo Malpica
<<Ci sono pazzi e pazzi, anche tra i magistrati. Come scrive Filippo Facci nel suo Appunto di ieri sulla casta in toga che, a differenza di altre caste, sfugge all’esame dell’idoneità mentale, di casi psichiatrici ve ne sono svariati oltre a quello citato nella rubrica: dal giudice che abbandona l’aula perché «signor presidente, ho i ceci sul fuoco» e che giudica incostituzionale l’ora legale, al consigliere d’appello sorpreso nel bagno di un cinema a fare sesso con un ragazzo ma assolto dal Csm perché ha sbattuto la testa sulla porta della toilette «e ciò lo avrebbe reso - scrive Mauro Mellini nel libro La fabbrica degli errori edito da Koinè - per un certo tempo incapace di intendere».
È di qualche giorno addietro la storia del giudice di
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domenica, 30 marzo 2008
“di fronte alla luna” mostrata dalla Camera Penale di Napoli, qualcuno preferisce, forse per allontanare la vista della luna stessa, concentrarsi sul “dito che indica la luna”
GIUNTA DELL’UNIONE DELLE CAMERE PENALI ITALIANE
Delibera 25 marzo 2008
<<La Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane
premesso
- nel corso di un processo per gravi fatti di criminalità organizzata in fase di celebrazione a Napoli, sono state denunciate dai difensori degli imputati allarmanti condotte di inquinamento probatorio da parte di collaboratori di giustizia. In particolare, sarebbe emerso da intercettazioni telefoniche che essi, oltre a tenere liberamente contatti tra loro, concertavano il contenuto delle rispettive dichiarazioni processuali;
-nel contempo, organi di stampa informavano che,
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mercoledì, 19 marzo 2008

Non pare che il titolo corrisponda al contenuto dell'intervista, ma lancia un forte segnale ... segnale che, se non rispecchiante il sentire dell'intervistato, meriterebbe precisazioni da parte di chi è stato "male interpretato":  da Il Mattino del 19 marzo 2008  <<Stravino: linea inopportuna dopo le intimidazioni in aula Le riserve dell’ex presidente della camera penale «Il documento dei miei colleghi desta interrogativi» Si concede una lunga pausa, prima di iniziare a parlare per dire tutto quello che pensa. Ettore Stravino, penalista, ex presidente della camera penale di Napoli, ha le idee molto chiare su tutto quello che è accaduto giovedì mattina in un’aula di giustizia, quando un suo collega ha letto quelle sessanta pagine che sono ormai diventate l’oggetto di uno scontro che va ben oltre la mera istanza di remissione per legittima suspicione. «Prima di commentare il documento varato ieri dalla camera penale di Napoli - afferma - voglio dire che i fatti che si sono svolti nell’aula bunker mi hanno profondamente turbato». Perché? «A mia memoria non era mai accaduto prima che in un’aula di giustizia si pronunciassero invettive del calibro di quelle che ho letto dalle cronache sui giornali. Io in quell’aula ero non c’ero, ma mi pare di aver capito bene quello che è successo...». Ce lo dica, avvocato. «È molto semplice: un avvocato difensore è diventato veicolo di messaggi trasversali inviati ai giudici dai propri clienti». Ieri, intanto, la camera penale ha stilato un documento nel quale si rilancia la questione della gestione dei pentiti: c’è nè anche per la Procura, che non avrebbe vigilato a sufficienza per evitare che alcuni collaboratori parlassero tra loro al telefono. «Effettivamente un documento in tema di pentitismo stilato all’indomani dei fatti che abbiamo ricordato poco fa potrebbe suscitare qualche interrogativo. Ma, al di là di queste ragioni di opportunità “temporale” è chiaro che nel documento non si possono cercare ragioni di adesione nei confronti di una condotta processuale inqualificabile: una condotta che merita non solo dissenso netto, ma forse anche una severissima censura. E d’altronde resto convinto del fatto che l’avvocatura napoletana sia estranea a quello che è successo, come dimostra l’atteggiamento tenuto dagli altri difensori presenti in aula: tutti hanno subito preso pubblicamente le distanze dal difensore di quei due imputati. E forse lo hanno fatto anche sfidando il dissenso dei propri clienti». Condivide l’allarme lanciato dalla camera penale ieri a proposito dei collaboratori di giustizia? «Non ho letto ancora il documento. Ma credo che la giunta abbia voluto ribadire un principio molto importante per il diritto di difesa. Conoscendo bene il presidente Cerabona e i colleghi che fanno parte della giunta escludo che possano esistere legami o connessioni tra la stesura del documento stesso e il deprecabile episodio di giovedì». giu.cri.>>

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giovedì, 28 febbraio 2008
"Ora che i corpi di Salvatore e Francesco Pappalardi sono stati trovati in un pozzo, dove nessuno era andato a cercarli, emerge un volto della nostra giustizia penale a dir poco discutibile. Da un lato, il padre dei due bambini, Filippo Pappalardi, in carcere perché indiziato, sulla base solo di un’intercettazione ambientale e della fragile testimonianza (tardiva) di un bambino, di averli uccisi. Inoltre un' inchiesta che ha cercato Salvatore e Francesco nelle grotte di Matera, nelle campagne delle Murge, persino in Romania, lungo le piste delle sette sataniche e del traffico di organi. Dall'altro, il casuale ritrovamento dei loro corpi in un pozzo nel centro di Gravina, non lontano dalla piazza dove erano stati visti l'ultima volta. Da un lato, dunque, il volto di una giustizia metafisica, che cerca aprioristicamente la verità attraverso la speculazione intellettuale e gli indizi, anche i più inverosimili, costruiti nel laboratorio della mente inquirente. Dall’altra, la scoperta casuale dei corpi dei due bambini morti, ma per fame e per freddo, nella profondità di un pozzo.
Quale verosimiglianza logica si può rintracciare nel gesto di un padre presunto assassino che non avrebbe ucciso i suoi figli, ma li avrebbe gettati vivi in un buco, e non nella sperduta campagna, bensì in un luogo dove qualcuno avrebbe potuto ritrovarli prima della loro morte? Ma il procuratore di Bari, Emilio Marzano, ha detto: «L'impianto accusatorio per ora rimane, non abbiamo elementi per ripensarlo». Sotto il profilo formale, l'affermazione è ineccepibile. Sotto quello sostanziale, appare, però, incauta almeno per due ragioni. La prima: il ritrovamento dei due fratelli nel pozzo dove l’altro giorno è caduto il bambino e l'autopsia dei loro corpi aprono interrogativi nuovi che il dottor Marzano aveva evidentemente sbagliato a escludere a priori. La seconda: per ora, la colpevolezza di Filippo Pappalardi è confermata solo dalla sua carcerazione preventiva, direbbe il filosofo dei diritti civili «per mezzo del castigo», e dal carattere ferocemente arcaico della sua figura. Forse non è inutile ricordare che l'esposizione prolungata dell'indiziato all'avvenimento minaccia di distruggerne l'immagine e, probabilmente, già l'ha distrutta. La verità mediatica, in questi casi, rischia di apparire più forte di quella vera e non è attraverso la prima che si può ragionevolmente sperare di pervenire alla seconda. Qui non è in discussione la colpevolezza o l'innocenza del Pappalardi. Sono in discussione un pregiudizio giudiziario e la stretta correlazione fra il sistema giudiziario e quello mediatico che sta diventando tale da rendere sempre più difficile capire dove finisca l'uno e incominci l'altro e viceversa. Scrive Daniel Soulez Larivière: «La magistratura scopre con delizia che accanto alle armi terrificanti che esistono già nel codice di procedura penale esiste anche lo strumento mediatico che lo completa efficacemente» («Il circo mediatico- giudiziario», ed. Liberilibri). Eppure, il rimedio a questa confusione dei ruoli che si è imposta in Italia da quindici anni a questa parte e che nuoce sia alla magistratura sia al giornalismo, ci sarebbe: scindere la fase istruttoria e investigativa, rigorosamente coperta da segreto, da quella giurisdizionale e dibattimentale, aperta invece al pubblico."
di Piero Ostellino
Corriere della Sera del 28 febbraio 2008
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martedì, 26 febbraio 2008
"Dopo l'iniziale sconcerto di alcuni e qualche protesta, è calato il silenzio sulla scelta di Walter Veltroni di allearsi con l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro ... Di Pietro rappresenta l'antipolitica nella variante giudiziario- giustizialista ... Non ci sarà mai nessuna possibilità di chiudere l'eterna transizione italiana se non interverrà un accordo bipartisan sulla giustizia. Ma Veltroni si è messo in casa una forza che lavorerà strenuamente (e giustamente, dal suo punto di vista, essendo quello il mandato che avrà ricevuto dagli elettori) perché un accordo del genere non possa essere siglato. Sarà difficile rimettere ordine, in modo consensuale, nel sistema giudiziario italiano. E continueranno le solite invasioni di campo (l'ultima in ordine di tempo, con il caso Mastella, ha dato il colpo di grazia al governo Prodi). L'Italia dei Valori, una piccola formazione che, in queste faccende, è in grado di trovare il sostegno esterno di un vasto esercito giustizialista, sarà lì, vigile, pronta a mettere veti. Prendiamo il caso delle intercettazioni che sono non solo una delle armi più avvelenate della politica italiana ma anche una spia evidente degli sviluppi patologici del nostro sistema giudiziario. Riportare la giustizia alla normalità significa anche mettere regole e paletti, e cioè limiti, all'uso che i magistrati possono fare di uno strumento così delicato, che comporta l'intrusione nella sfera privata dei cittadini. Significa mettere la parola fine alle inchieste-mostro fondate sulle intercettazioni selvagge, «di massa» (intercetto mezzo mondo: alla fine qualcosa salterà pur fuori). Ne abbiamo viste fin troppe di inchieste del genere: grande fracasso, tante reputazioni fatte a pezzi, e poi, quasi sempre, una volta giunti in tribunale, tutto finisce in niente. Non è solo una questione di uso politico-mediatico delle intercettazioni. E', prima ancora, una questione di rispetto delle libertà individuali. Ed è un problema di responsabilizzazione che sempre deve accompagnare e limitare il (grande) potere di chi fa inchieste giudiziarie.
Per dimostrare di non essere condizionato dai giustizialisti alla Di Pietro, Veltroni ha dichiarato di voler limitare l'uso mediatico delle intercettazioni. Lodevole proposito. Peccato che ad esso si sia accompagnata, forse involontariamente, l'affermazione, di sapore un po' giustizialista, secondo cui i magistrati, a patto che ciò non finisca sui giornali, possono utilizzare le intercettazioni come, dove e quando vogliono. Ma ciò non è consentito ai magistrati senza che vi siano dei limiti nei regimi politici che rispettano davvero i diritti individuali di libertà. E' difficile credere che l'alleanza del Partito democratico con Di Pietro non finirà per incidere negativamente sulla futura politica di quel partito."
di Angelo Panebianco
Corriere della Sera del 25 febbraio 2008
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martedì, 12 febbraio 2008

Il Dott. Enzo Albano, Presidente della XII sez. del Tribunale del Riesame di Napoli, non manca di esprimere la sua opinione sul caso Mastella. Dalle pagine (on line) della Voce delle Voci queste le sue "motivazioni" depositate in data 11 febbraio 2008:

<<Brevi notizie dal caos. Il taccuino del vostro scriba e' pieno di appunti. Una rivoluzione senza nobilta'. Un affanno senza scopo. Una guerra tra simili. Mal di pancia in un continuo regolamento di confini. Un altro capitolo della pochade politica- magistratura.
I fatti: un'inchiesta giudiziaria, partita dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, investe in pieno la famiglia Mastella ed un bel pezzo del gruppo dirigente dell'Udeur. Mastella, il piu' improbabile dei Guardasigilli (l'uomo giusto al posto giusto, come quando Gava fu fatto ministro dell'Interno) si dimette e pronunzia in Parlamento un discorso strappa lacrime dove, dopo aver compiuto la nobile scelta della famiglia (le belle famiglie italiane) contro il potere, attacca a testa bassa e nel piu' puro stile berlusconiano i giudici che lo stanno inquisendo.
All'esito

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domenica, 10 febbraio 2008

Claudio Botti rilascia un'intervista a Gianluca Abate per il Corriere del Mezzogiorno del 10 febbraio 2008: "Claudio Botti, componente del collegio di difesa che assiste i 28 imputati per i quali la Procura ha chiesto il processo al termine dell'inchiesta sui rifiuti, è il primo avvocato a lasciare l'aula bunker Ticino 1. Doveva discutere, spiegare perché i suoi assistiti con quelle accuse non c'entrano nulla, convincere il giudice. E invece non ha fatto nulla di tutto ciò. S'è limitato a «rassegnare le conclusioni a verbale», cioè a chiedere il proscioglimento dei suoi assistiti senza motivare la richiesta. Perché questa scelta?
«Perché ho troppo rispetto per la mia funzione di difensore. E siccome ritengo che l'esito dell'udienza preliminare sia scontato per tutto ciò che c'è attorno, è inutile stare a perdere tempo».
Dice che a Napoli non c'è il clima adatto per giudicare Antonio Bassolino e gli altri 27 imputati?
«Processare Antonio Bassolino a Napoli è come processare Saddam Hussein a Bagdad. Beninteso, non che il paragone sia tra le due persone. Ma serve a spiegare come non si possa giudicare serenamente in un contesto ambientale così: in aula si tiene l'udienza, fuori si alzano barricate contro i rifiuti. E si corre il rischio che responsabilità politiche e penali si mescolino pericolosamente».
Be'. il codice di procedura penale prevede un'apposita norma per queste situazioni. Perché non avete invocato il «legittimo sospetto»?
«L'istanza di rimessione non è stata possibile, non c'era un'intesa condivisa».
Poteva farlo lei, nessuno glielo impediva...
«Io da solo no, queste sono iniziative che vanno assunte collegialmente. Ha mai visto una partita di rugby? Non si può giocare senza il pacchetto di mischia e mandando avanti le seconde linee.
Auguriamoci almeno che il contesto ambientale sia diverso quando si celebrerà il processo. Perché si celebrerà
»."

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venerdì, 08 febbraio 2008
<<Nel 2003 il dr. Livio Pepino, allora Segretario Generale di Magistratura Democratica, scriveva: “Non è inutile ricordare che – diversamente da quanto abitualmente si dice – il livello di “politicizzazione” della magistratura è oggi assai più ridotto che in passato. In epoca prefascista – sia detto a beneficio di chi rimpiange un tempo perduto in cui i magistrati erano “realmente indipendenti” – la magistratura (gli alti gradi e, grazie alla struttura gerarchica, l’intero corpo) era un’articolazione della classe politica tout court. La maggior parte degli alti magistrati era di nomina governativa (spesso di estrazione direttamente politica) e frequenti erano i passaggi dall’ordine giudiziario al Parlamento e al governo, tanto che, fra il 1862 ed 1900, metà dei Ministri della Giustizia (17 su 34) e dei relativi sottosegretari (11 su 21) proveniva dai ranghi della magistratura. E ancora nel secondo dopoguerra a reggere il dicastero della Giustizia nel primo governo Badoglio furono chiamati due alti magistrati (inizialmente Gaetano Azzariti e, poi, Ettore Casati, primo presidente della Corte di Cassazione) e, più tardi, fu guardasigilli Antonio Arata, già senatore (per la Democrazia cristiana) mentre ricopriva la carica di procuratore generale presso la Corte di cassazione e poi di presidente della stessa.

A parte che manca la conta, specie per la situazione attuale, dei Sottosegretari, che cosa allora significa oggi la nomina di un Magistrato, pur valentissimo, a Ministro della Giustizia?>>
 
Dal sito della U.C.P.I.
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lunedì, 28 gennaio 2008
Anche il Presidente della Corte di Appello di Roma (durante il suo discorso in occasione dell'inaugurazione dell'Anno Giudiziario) si aggiunge alla, ormai, lunga schiera di depositari della verità in ordine ai rimedi da adottare per risolvere "i tempi lunghi della Giustizia": " L'abnorme numero di avvocati iscritti all'ordine forense può inconsapevolmente determinare il rischio di un incremento del ricorso dei cittadini alla giurisdizione e, quindi, stante la carenza strutturale di risorse, un allungamento dei tempi processuali" . Non che, in questa sede, si neghi il danno enorme alla professione arrecato dall'indiscriminato accesso alla stessa. L'aver fatto diventare le elezioni forensi (e, quindi la necessità di "arruolare numeri" e non professionisti) un bacino elettorale a mo' di trampolino per altre velleità di natura elettoral-politica è questione nota da parecchio. Lascia, però, perplessi l'affannosa ricerca di capri espiatori da sacrificare sull'altare della tempistica del processo ... l'altro ieri erano gli avvocati e la loro mania di affrontare le istruttorie dibattimentali invece che scegliere i riti alternativi/speciali (che, guarda caso, si è passati a chiamarli riti "defatigatori"!); ieri, erano gli avvocati che avanzavano in continuazione istanze di rinvio o si astenevano pretestuosamente dal celebrare le udienze (ma, ormai, con la sospensione di termini di custodia cautelare e della prescrizione si è posto rimedio...); oggi sono gli avvocati che pretendono il 415bis e le notifiche all'imputato (e sappiamo quale progetto ha in serbo il buon Prof. Riccio con la sua riforma del c.p.p. ... ma il Governo è caduto ed anche gli uomini cambieranno...); domani (ma siamo, comunque, già ad oggi) sarà l'elevatissimo numero di avvocati ad essere sospettato di indurre la popolazione a ricorre alla Magistratura Ordinaria pur se solo ha calpestato un escremento per strada: la soluzione? Provate ad immaginarla ...
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martedì, 22 gennaio 2008
Ho lasciato questo commento sul blog www.toghe.blogspot.com che ha riportato la O.C.C. del processo "Mastella" integralmente: "constato con stupore che questo blog "pubblicizzi" l'O.C.C. del GIP di Santa Maria Capua Vetere incompetente ("per territorio", ovviamente). Al fine di dimostrare, almeno a me, che la magistratura non intenda il Processo meramente centralizzato e limitato ad una O.C.C., aspetto che questo blog "pubblicizzerà" anche i successivi provvedimenti. Nel frattempo attendo anche che questo blog pubblichi (e non semplicemente pubblicizzi) la significativa intercettazione, pur contenuta nella O.C.C., del Capo dell'Ufficio GIP di Napoli!!". Io, che non sarò mai un forcaiolo ed i processi sono abituato a farli in un'aula di giustizia, quella intercettazione non la trascriverò su questo blog! Ma loro, che forcaioli, a questo punto, sono portato a ritenere, lo sono, dovranno essere coerenti! Trascrivetela (tanto, come dite voi, non è coperta da alcun segreto istruttorio ...)
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domenica, 13 gennaio 2008
Abbiamo trovato il nuovo “esperto ammazza processo”. L’emergenza rifiuti in Campania? Colpa de … i lunghi tempi del processo! Come la volti e come la giri, alla fine quelle che vanno abbattute sono le garanzie processuali! Eccovi un estratto dell’intervista, uscita su Il Mattino del 13 gennaio 2008, al costituzionalista, esperto di turno, Prof. Lorenzo Chieffi:  “«Credo che nessuno possa sostenere che la Procura di Napoli non abbia lavorato. Basta ricordare le tante inchieste che hanno avuto per sfondo la questione dei rifiuti, e che spesso hanno investito anche la Direzione Distrettuale Antimafia, soprattutto per il Casertano. Il problema, semmai, è quello legato ai ritardi, che sono poi i ritardi della giustizia nel suo complesso». E a che cosa sono dovuti questi presunti ritardi? «C’è un aspetto che spesso non si considera, e che invece a me appare molto importante; un aspetto che quando si parla di emergenza rifiuti potrebbe anche risultare determinante. Mi riferisco al fatto che, spesso, l’aspetto attuativo delle leggi richiede tempi non sempre agevoli. Prendiamo per esempio la storia del termovalorizzatore: ecco, forse mai come in quel caso la macchina della giustizia forse avrebbe potuto muoversi più celermente. Le condizioni restano però oggettivamente non facili». A che cosa si riferisce? «Conosciamo tutti quali sono i veri problemi che rallentano il passo della giustizia: i tempi del processo risultano ancora molto dilatati; se a questo aggiungiamo che la materia trattata dal legislatore diventa sempre più specialistica, costringendo soprattutto chi la legge la deve applicare, cioè i magistrati, ad aggiornare di continuo la loro preparazione, allora è chiaro che un prezzo da pagare c’è. Per questo credo che anche i tempi del legislatore andrebbero cambiati, sveltiti. Perché è la legge che dovrebbe accelerare anche il corso della giustizia»”. Cioe?! Poveri Magistrati, costretti a dover studiare?! Quindi meglio "accellerare il corso della giustizia"??!! NO, CHIEFFI STA SCHERZANDO, ERA SOLO UN MODO PER ALLEGGERIRE LA TENSIONE ... NOO, QUELLO FA SUL SERIO!
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domenica, 13 gennaio 2008
Non dimenticate mai, in giorni come questi, le promesse che la politica avanza a favore della magistratura e, soprattutto, le aspettative della magistratura su tali promesse. Ad esempio, provate ad interpretare questi “fatti”:
su Il Mattino del 12 gennaio 2008 (“Accuse alla Procura, scontro Lepore-Di Pietro” di Raffaele Indolfi), a margine del resoconto secondo cui "L’emergenza rifiuti ha fatto finire anche la magistratura napoletana nella bufera. Non passa giorno che non sia carico di critiche. Ma il Procuratore Giovandomenico Lepore non ci sta e usa termini molto forti. «Sono incazzato»" si legge che "... dà man forte al Procuratore il presidente dell’Associazione Magistrati del distretto di Napoli, Francesco Cananzi. Anche per lui non è vero che la magistratura napoletana non ha fatto il suo lavoro. Tuttavia Cananzi non si nasconde quello che, secondo lui, è il problema e cioè la gestione dell’emergenza rifiuti che è, ricorda, da quindici anni di carattere commissariale. «Non è semplice - dice - attuare una verifica di legalità di fronte a poteri straordinari e che vanno oltre le regole ordinarie. La magistratura nella sua azione si è trovata di fronte a significativi limiti legislativi». …Un’invocazione di aiuto che la politica raccoglie …” … come la raccolse, appena l’11 giugno 2007, se è vero che Magistratura Indipendente, sul sito internet, lanciò il seguente comunicato stampa:
Il Ministro dell’ambiente, On.le Alfonso Pecoraro Scanio, ha incontrato oggi una delegazione di Magistratura Indipendente. Oggetto della discussione l’opportunità di una più incisiva tutela dell’ambiente e l’indispensabilità che il disegno di legge in tema di riforma dell’ordinamento giudiziario, attualmente all’esame della commissione Giustizia del Senato, prenda in adeguata considerazione le indicazioni che la magistratura associata ed il C.S.M. hanno evidenziato come indispensabili per garantire la piena efficienza e la reale autonomia della magistratura.
Magistratura Indipendente ha rappresentato al Ministro il suo forte impegno a tutela dei valori ambientali, secondo una tradizione che vede tutta la magistratura italiana solidale in questo senso, e condiviso la recente iniziativa del Ministro dell’ambiente di presentare un disegno di legge, già approvato dal Consiglio dei ministri, volto ad introdurre nuovi e più efficaci strumenti di tutela penale in questo settore.
Il Ministro ha sottolineato la sua personale attenzione e quella della federazione dei Verdi, per il tema del complessivo miglioramento delle condizioni economiche e di lavoro dei magistrati ordinari...
E se lo ha detto il ministro Pecoraro Scanio, da sempre noto per la coerenza ed il rispetto delle sue promesse ... la magistratura ha potuto dormire sonni tranquilli!
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mercoledì, 26 dicembre 2007

"Borsellino, Caponetto & Co." <<Secondo queste persone, attivamente impegnate in associazioni, aventi cararattere politico, anche se non rappresentano alcun partito e non sono allineate in nessun schieramento, la grazia che potrebbe essere concessa, anche in via di urgenza,dal presidente della Repubblica a Bruno Contrada, rappresenterebbe un grave cedimento dello stato alla Mafia, un segno di debolezza ecc.. Per cui, da questa parte c'è il bene, rappresentato da loro, in nome e per conto dei loro defunti; dall'altra parte c'è il male, all'occasione rappresentato da Bruno Contrada, che

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mercoledì, 26 dicembre 2007

<<Questo non è un attacco alla magistratura, all’A.N.M., al C.S.M..
È un tentativo di riflettere criticamente, a cuore aperto, magari con l’aiuto degli stessi magistrati sull’evoluzione (o involuzione) che sta subendo, quotidianamente e silenziosamente, il rapporto fra magistratura, potere e società civile.
Parto da alcuni dati di fatto.
Nel 2006, alle ultime elezioni per il C.S.M., il 28,7 per cento delle toghe non ha espresso alcun voto valido (tra astenuti, bianche e nulle).
Significa che ben 2600 magistrati non si riconoscono più in alcuna corrente.
Due mesi fa, alle ultime elezioni per l’A.N.M., le due componenti più dinamiche, Magistratura Democratica e Movimento per la Giustizia, hanno subìto una dura batosta a vantaggio dei conservatori di M.I. e dei centristi di Unicost.
Ora l’A.N.M.

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mercoledì, 12 dicembre 2007

S'è desta l'ANM!! Appena sentito il nome "Berlusconi"!! Fin quando ad essere attaccati erano Forleo e De Magistris e gli aggressori erano esponenti del centro-sinistra, tutti tacevano nell'ANM ... qualche pallido comunicato, ma si stava alla finestra. Poi il Berlusca si lamenta delle toghe rosse napoletane, della vergognosa ed incredibile fuga di notizie (intercettazioni consegnate all'ambiguo "larepubblichino" Enrico D'Avanzo che, da sempre, risulta fin troppo "bene informato" - vedi caso Abu Omar vs CIA), dell'inconsistenza e dell'irrilevanza penale di qualche conversazione (leggete quanto narrava Cicerone sulla politica nell'antica Roma e capirete che il metodo berlusconiano è vecchio come il mondo!) e ... apriti cielo!!!!!   Ecco cosa riporta l'ANSAonline :

Anm: non siamo armata, basta attacchi
Basta attacchi alla magistratura, che non è un'armata e "non è nè rossa, nè gialla nè bianca". ma "un'istituzione , che deve compiere fino in fondo il suo dovere nel rispetto delle altre istituzioni dello Stato, ma anche dell'applicazione del principio di uguaglianza dei cittadini, di tutti i cittadini, di fronte alla legge".Così il segretario dell'Associazione nazionale magistrati Luca Palamara, replica a Silvio Berlusconi.

"Mi auguro che le dichiarazionidell'onorevole Berlusconi siano state fraintese- dicePalamara-Se fossero vere, non può che ribadirsi che, di frontea notizie giornalistiche riguardanti vicende giudiziariepersonali, deve essere respinta con fermezza, non solo dall'Anmma da parte di tutti gli organi competenti e dei cittadini chehanno a cuore il rispetto delle istituzioni, l'usanza diattaccare per prima cosa ogni volta la magistratura, evitando ditrascinarla sul terreno della contrapposizione e delladialettica politica". "Non esiste l'armata della magistratura" sottolinea ilsegretario dell'Anm, che comunque depreca anche in questo caso"la fuga di notizie" prima che gli interessati ne sianoinformati "nella sede propria, che è quella del processo".

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giovedì, 22 novembre 2007
Per fortuna che abbiamo i nostri colleghi avvocati in parlamento! Dal sito del Corriere del Mezzogiorno apprendiamo che l’Avv. Nicola Cosentino (nato a Casal di Principe il 2 gennaio 1959), attualmente deputato eletto nelle fila di Forza Italia, nella sua qualità, fra l’altro, di rappresentante dell’Avvocatura in Parlamento (in senso lato, ovviamente: cioè, semplicemente, un avvocato alla Camera dei Deputati), ha avanzato quale sua (allo stato) unica proposta di legge quella recante il n°  2334  (presentata il 7 marzo 2007, annunziata l'8 marzo 2007). Se cliccate sul numero della proposta legislativa avrete l’occasione di apprezzare lo sforzo di chi dovrebbe anche, proprio perché avvocato, farsi carico delle lotte, delle rivendicazioni e delle lamentele dell’Avvocatura intera, lo sforzo di … far istituire il Museo della Mozzarella con una previsione di copertura finanziaria di circa 9 milioni di euro! Non è che Bersani, solo frequentando il Parlamento, si è fatta un'idea fuorviante degli Avvocati?
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sabato, 17 novembre 2007

L' ANM dice la sua sul "pacchetto sicurezza", che viene definito come un insieme di "note positive che vanno in direzione dello snellimento e della razionalizzazione del processo penale" ... Plaude, l'ANM, alla risposta alla "exCirielli" in tema di prescrizione, all'abolizione del "patteggiamento in appello", al novello "falso in bilancio" ed all'immediata applicazione di misura cautelare in caso di accoglimento dell'appello ex 310 cpp del PM.. Auspica, però, l'ANM di essere chiamata ad un confronto per discutere delle modalità con cui apportare le modifiche in materia di "sicurezza". Stia tranquilla, l'ANM ... il Governo, ma, soprattutto, il Ministro della Giustizia non mancheranno di coinvolgerla ... anzi ... pare sia in progetto una legge costituzionale volta a modificare l'art. 70 Cost.: "La funzione legislativa è esercitata solo dall'ANM". 

Di seguito si riporta il testo del documento dell'ANM sul "pacchetto sicurezza": "Il c.d. pacchetto sicurezza è in realtà un insieme di disegni di legge che investono differenti aspetti della giurisdizione penale e delle attività amministrative e di polizia dirette a garantire la sicurezza dei cittadini ed a prevenire e reprimere fatti che sono fonte di allarme sociale.
Su questa ampia materia l'Associazione nazionale magistrati offrirà in tutte le sedi istituzionali il suo contributo di conoscenza e di esperienza ed a questo fine impegnerà nell'analisi dei testi normativi i suoi organi direttivi ed i suoi gruppi di lavoro.

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